Panoramica del Mausoleo

Visita la persona cara, e rendi omaggio alla sua memoria

Paola Piccia Cugusi
Roma, 2025
Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore.
9 Pensieri

In memoria

Io non so perché esistano le ingiustizie. Perché quello che è successo a te, cara amica, e ai tuoi bellissimi genitori, è tremendamente ingiusto. L’ingiustizia è un’entropia, un vento bugiardo, un sofista del male. Ma sai che in un mondo giusto e perfetto, non succederebbe niente? Aleggerebbe il nulla. E invece questa entropia, questa ingiustizia che è talvolta l’esistenza, ha fatto sì che ci fosse sulla Terra anche Paola Piccia Cugusi, Pollon, Paoletta. La ragazza buffa che amava Zazà e organizzava i turni per le interrogazioni, che esortava spiegazioni di segreti con un: “E quindi!”, che mentre parlava toccheddava il proprio interlocutore per essere sicura di averne costantemente l’attenzione. L’entropia ha fatto sì che ridessi e soffrissi per cazzate adolescenziali, che fossi una di quelle persone che sottolineano a evidenziatore le belle frasi dei romanzi, che fossi un’antesignana della condivisione di foto e dei selfie (da ben prima dell’arrivo di Instagram), che ti mangiucchiassi le unghie sempre colorate da smalto scuro, e che scegliessi spesso come staffa quell’obbrobrio di Baileys con ghiaccio. Paoletta cara, è così strano che tu non ci sia più, che non possiamo più ascoltare le tue esclamazioni esagerate, sopportare le tue richieste di coccole e grattini, né prenderti in giro per ciò che pensavamo essere puerilità, ma che in realtà era Leggerezza, che invece è saggezza ed elevazione. Sì, leggerezza: la fragilità e il fascino di un palloncino legato a un filo (siamo noi a tenerlo ancorato alla realtà, o è lui che ci aiuta a guardare in alto e a sognare?) Ripeto: io non so perché esistano le ingiustizie, ma so che grazie a te, l’altro giorno dopo tanto tempo, noi amiche ci siamo guardate tutte nell’anima, e le nostre pelli, aride di abbracci (per la pandemia e l’agreste nuoresità), si sono finalmente incontrate, riunite, entropizzate, di nuovo. Ci mancherai tesoro. Ti amiamo tanto.   Giulia Salis Nioi
Da quel test di ingresso del 2006 ad Architettura, ai banchi affollati di Via Gianturco, le cene sul terrazzo a Trastevere e il cinema a Piazza Sonnino che non esiste più, 3 metri sopra il cielo e Sere Nere, gli infiniti compleanni a Via delle Cave. E poi Roma con tutti i nostri corsi e ricorsi, gli addii e i ritorni. Tu sempre la nostra roccia, la nostra fonte inesauribile di energia. Dispensatrice di allegria, buoni consigli e spensieratezza, con quell'animo così testardo e dolcissimo insieme, così profondamente e orgogliosamente sardo. Ti immaginiamo sicuramente in un posto vicino al tuo mare.. insieme a babbo Tonino, a progettare e costruire una casetta sulla spiaggia, con i cactus e tantissime lucine, un barboncino da coccolare, i plastici del Bauhaus, gli unicorni, gli adesivi, i vestiti a fiorellini, un albero di natale gigante e mille palloncini! E, ovviamente, una mega discoteca colorata per fare festa, per "fare cose"... Ci ritroveremo lì un giorno, dopo pizza e birretta, a cantare Gazelle e ballare gli anni 90 fino all'alba!! Grazie per questi indimenticabili 17 anni insieme... È stato magico averti nelle nostre vite! 💔 M&D
La campana di pietra   Percussioni sul tamburo colpi cadenzati nel triangolo Ritmo di piffero di canna La musica apre il varco scoperchia un inverno di nebbia e di tristezza I ragazzi e le ragazze inondano la piazza di larghi sorrisi Fra trenta giorni ci sarà un' altra festa e tu non ci sarai Un destino amaro una speranza spezzata han chiuso tutte le porte Il varco è murato e quando arriva la fine la musica si spegne Ma i ragazzi e le ragazze Inondano le piazze Di grandi sorrisi La gioia allontana la morte i colori danzano nel selciato i tamburi accompagnano il ritmo della vita Il lievito nella melodia del piffero alimenta il battere dei passi Esplode un grande cerchio di ballo Coi rintocchi cadenzati del triangolo La torre di pietra osserva immobile il via vai delle vite e delle morti Questa sera anche la campana è di pietra   Babbo Tonino
A un passo dal possibile A un passo da te Paura di decidere Paura di me Di tutto quello che non so Di tutto quello che non ho Eppure sentire Nei fiori tra l'asfalto Nei cieli di cobalto c'è Un senso di te Eppure sentire Nei sogni in fondo a un pianto Nei giorni di silenzio c'è Un senso di te   Da "Un senso di te di Elisa" Nicola Mascia
Altrove Chissà se sei esattamente come io ti ricordo. Chissà se, a furia di pensarti, ho deformato il tuo volto. Chissà se disegnarti non sia diventato il mio unico modo per tenere il tuo volto nitido nei miei ricordi. A volte ti sento svanire… altrove.   Giulia Spanu