Io non so perché esistano le ingiustizie.
Perché quello che è successo a te, cara amica, e ai tuoi bellissimi genitori, è tremendamente ingiusto.
L’ingiustizia è un’entropia, un vento bugiardo, un sofista del male.
Ma sai che in un mondo giusto e perfetto, non succederebbe niente? Aleggerebbe il nulla.
E invece questa entropia, questa ingiustizia che è talvolta l’esistenza, ha fatto sì che ci fosse sulla Terra anche Paola Piccia Cugusi, Pollon, Paoletta. La ragazza buffa che amava Zazà e organizzava i turni per le interrogazioni, che esortava spiegazioni di segreti con un: “E quindi!”, che mentre parlava toccheddava il proprio interlocutore per essere sicura di averne costantemente l’attenzione.
L’entropia ha fatto sì che ridessi e soffrissi per cazzate adolescenziali, che fossi una di quelle persone che sottolineano a evidenziatore le belle frasi dei romanzi, che fossi un’antesignana della condivisione di foto e dei selfie (da ben prima dell’arrivo di Instagram), che ti mangiucchiassi le unghie sempre colorate da smalto scuro, e che scegliessi spesso come staffa quell’obbrobrio di Baileys con ghiaccio.
Paoletta cara, è così strano che tu non ci sia più, che non possiamo più ascoltare le tue esclamazioni esagerate, sopportare le tue richieste di coccole e grattini, né prenderti in giro per ciò che pensavamo essere puerilità, ma che in realtà era Leggerezza, che invece è saggezza ed elevazione. Sì, leggerezza: la fragilità e il fascino di un palloncino legato a un filo (siamo noi a tenerlo ancorato alla realtà, o è lui che ci aiuta a guardare in alto e a sognare?)
Ripeto: io non so perché esistano le ingiustizie, ma so che grazie a te, l’altro giorno dopo tanto tempo, noi amiche ci siamo guardate tutte nell’anima, e le nostre pelli, aride di abbracci (per la pandemia e l’agreste nuoresità), si sono finalmente incontrate, riunite, entropizzate, di nuovo.
Ci mancherai tesoro.
Ti amiamo tanto.
Giulia Salis Nioi
Da quel test di ingresso del 2006 ad Architettura, ai banchi affollati di Via Gianturco, le cene sul terrazzo a Trastevere e il cinema a Piazza Sonnino che non esiste più, 3 metri sopra il cielo e Sere Nere, gli infiniti compleanni a Via delle Cave.
E poi Roma con tutti i nostri corsi e ricorsi, gli addii e i ritorni.
Tu sempre la nostra roccia, la nostra fonte inesauribile di energia.
Dispensatrice di allegria, buoni consigli e spensieratezza, con quell'animo così testardo e dolcissimo insieme, così profondamente e orgogliosamente sardo.
Ti immaginiamo sicuramente in un posto vicino al tuo mare.. insieme a babbo Tonino, a progettare e costruire una casetta sulla spiaggia, con i cactus e tantissime lucine, un barboncino da coccolare, i plastici del Bauhaus, gli unicorni, gli adesivi, i vestiti a fiorellini, un albero di natale gigante e mille palloncini!
E, ovviamente, una mega discoteca colorata per fare festa, per "fare cose"...
Ci ritroveremo lì un giorno, dopo pizza e birretta, a cantare Gazelle e ballare gli anni 90 fino all'alba!!
Grazie per questi indimenticabili 17 anni insieme...
È stato magico averti nelle nostre vite! 💔
M&D
La campana di pietra
Percussioni sul tamburo
colpi cadenzati nel triangolo
Ritmo di piffero di canna
La musica apre il varco
scoperchia un inverno
di nebbia e di tristezza
I ragazzi e le ragazze
inondano la piazza
di larghi sorrisi
Fra trenta giorni
ci sarà un' altra festa
e tu non ci sarai
Un destino amaro
una speranza spezzata
han chiuso tutte le porte
Il varco è murato
e quando arriva la fine
la musica si spegne
Ma i ragazzi e le ragazze
Inondano le piazze
Di grandi sorrisi
La gioia allontana la morte
i colori danzano nel selciato
i tamburi accompagnano
il ritmo della vita
Il lievito
nella melodia del piffero
alimenta il battere dei passi
Esplode un grande cerchio di ballo
Coi rintocchi
cadenzati
del triangolo
La torre di pietra
osserva immobile
il via vai delle vite e delle morti
Questa sera
anche la campana è di pietra
Babbo Tonino
A un passo dal possibile
A un passo da te
Paura di decidere
Paura di me
Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho
Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto c'è
Un senso di te
Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio c'è
Un senso di te
Da "Un senso di te di Elisa"
Nicola Mascia
Altrove
Chissà se sei esattamente come io ti ricordo.
Chissà se, a furia di pensarti, ho deformato il tuo volto.
Chissà se disegnarti non sia diventato il mio unico modo per tenere il tuo volto nitido nei miei ricordi.
A volte ti sento svanire… altrove.
Giulia Spanu